
“Ci hanno imbarcato di notte, dopo almeno tre ore di attesa al freddo sulla spiaggia. Salivamo in trenta sui gommoni che facevano da spola fino al barcone dove siamo entrati in cinquecento, ammassati, in condizioni pessime. Il barcone era gestito da tre uomini, uno al timone, un altro al motore e un terzo che controllava tutti noi. Non ci hanno maltrattato, ma non ci davano da bere. A un certo punto iniziammo ad imbarcare acqua. Uno dei tre ci ordinò di svuotare la barca con i secchi. Abbiamo vissuto l’inferno, a un certo punto non ce la facevamo più. Con me c’era mio fratello di 18 anni, Khamid. La barca affondò e con lei portò via anche mio fratello”.
Dall’inferno della propria terra alla Libia, fino alle nostre coste, fra infinite sofferenze
Una storia speciale, una volontaria speciale
Dal Mali fino in Italia, fra paure e rimpianti
Il volto dell’umanità ferita che ho incontrato sarà per sempre una strada da percorrere nella mia vita.
Dalla speranza alla tragedia, Mbdao ce l’ha fatta, ma ha perso un fratello
Osarere è nigeriana, è scappata dalla propria terra perché i soldati sono entrati in casa uccidendole il marito.